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Pretende di fare sesso con una connazionale per avere un figlio e ottenere il permesso di soggiorno: denunciato per stalking un nigeriano

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 Nella serata di ieri 5 settembre, la Polizia di Stato ha dato esecuzione ad una ordinanza di misura cautelare,  emessa dal GIP del Tribunale di Larino, a carico di S.O., cittadino nigeriano richiedente asilo di 47 anni, responsabile di stalking e violenza privata ai danni di una connazionale.

I fatti risalgono allo scorso luglio, quando la Volante del Commissariato P.S. di Termoli intervenne presso un CAS cittadino dove era stata segnalata una lite con aggressione. In quella circostanza, una donna di origini nigeriane denunciò di aver subito, da parte di un suo connazionale, continue minacce, ingiurie, aggressioni fisiche, vessazioni psicologiche con ripetute richieste di prestazioni sessuali, nonché la sottrazione del proprio telefono cellulare.

Gli accertamenti immediatamente avviati dagli agenti del Commissariato trovavano validi elementi a supporto delle affermazioni della donna. La vittima, entrata in Italia nel 2016, aveva stretto un’amicizia col connazionale. Quest’ultimo, al fine di ottenere un permesso di soggiorno, pretendeva di avere rapporti sessuali con lei anche allo scopo di metterla incinta per poter, così, vantare il diritto a restare in Italia in qualità di padre del nascituro.

La donna si rifiutava e l’uomo, respinto, cominciava ad essere sempre più aggressivo con lei, minacciando di denunciarla, accusandola falsamente di prostituirsi in Italia. Il 47enne perseverava nella sua condotta persecutoria dall’ottobre 2017 al febbraio 2018, provocando alla donna – che,  sotto costante ricatto, di fatto era diventata la sua schiava – un perdurante stato di ansia e di terrore.

Afferma il GIP che “il profilo accusatorio appare solido, con la configurazione, in presenza di una condotta chiaramente volontaria, di un’intollerabile condizione di mortificazione e di abituale sopraffazione sulla persona offesa, travolta nella sua sfera personale, fisica e morale, tale da ingenerarle, in concreto per quanto rappresentato dalla medesima, ma in misura comunque da reputarsi congrua anche in astratto, uno stato di terrore per la sua stessa incolumità e tranquillità.”

Su richiesta del P.M. Meo, il GIP disponeva il divieto di avvicinamento dell’uomo alla vittima, imponendo allo stesso di non avere alcun contatto con lei, neppure attraverso mezzi tecnologici (telefono, computer, social network) ecc.

Dallo scorso mese di luglio, la vittima è assistita in un centro antiviolenza di questa provincia, mentre la Prefettura di Campobasso ha emesso, a carico del cittadino nigeriano, un provvedimento di revoca delle misure di accoglienza.

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