Piscine fuori norma, scatta lo stop: la Camera alza la soglia di sicurezza contro l’effetto ventosa

Piscine fuori norma, scatta lo stop: la Camera alza la soglia di sicurezza contro l’effetto ventosa
Sicurezza piscine

Una griglia sul fondo, un bocchettone laterale o una presa collegata al sistema di ricircolo possono sembrare componenti secondari. In realtà, quando sono progettati male, danneggiati o non adeguatamente protetti, possono generare una forza di aspirazione capace di trattenere una persona sott’acqua, con conseguenze anche fatali. È su questo rischio, poco conosciuto ma potenzialmente letale, che interviene il provvedimento approvato dalla Camera nell’ambito del decreto Sport.

L’emendamento ha ottenuto 244 voti favorevoli e introduce un principio netto: nelle piscine pubbliche, nelle strutture private aperte al pubblico e negli impianti a uso collettivo, il sistema di ricircolo e le prese di aspirazione devono impedire fenomeni vorticosi con “effetto ventosa” su qualsiasi parte del corpo dei bagnanti. Se l’impianto non rispetta il requisito, è prevista la chiusura immediata fino alla messa in sicurezza. Per sostenere gli interventi sulle strutture pubbliche è stato inoltre istituito un fondo da 4.725.000 euro per il 2026. L’ipotesi di rendere obbligatoria la cuffia per i minori di 16 anni è stata ritirata e non compare nel testo approvato.

La stretta nasce dopo nuovi casi di cronaca che hanno riportato l’attenzione sui rischi collegati ai bocchettoni. Il problema riguarda però l’intera prevenzione degli incidenti in acqua. Il monitoraggio coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità ha registrato 604 decessi per annegamento in Italia nel biennio 2024-2025. Nel dibattito parlamentare sono stati richiamati 37 decessi avvenuti in piscina, con oltre la metà delle vittime sotto i 14 anni. Un precedente rapporto dell’ISS aveva inoltre indicato che il 53% delle persone morte per annegamento in piscina aveva meno di 12 anni.

Il voto della Camera è quindi un passaggio rilevante, ma la sicurezza dipenderà dalla qualità degli adeguamenti, dalla manutenzione e dall’efficacia dei controlli, oltre che dalla capacità di applicare regole uniformi a impianti molto diversi.

Che cosa cambia per le piscine aperte al pubblico?

Cambia soprattutto la conseguenza prevista per gli impianti non sicuri: la struttura deve essere chiusa fino all’adeguamento. La norma comprende piscine pubbliche, impianti privati destinati a un’utenza pubblica e vasche a uso collettivo. Il criterio riguarda il sistema di depurazione e ricircolo, con particolare attenzione a griglie di fondo, bocchettoni e punti di aspirazione.

Il testo indica un risultato obbligatorio, cioè impedire l’intrappolamento causato dalla depressione, ma non impone un’unica soluzione tecnica. Saranno quindi centrali le verifiche sugli impianti esistenti e la documentazione che dimostra la conformità dei componenti.

Come si forma l’effetto ventosa?

L’effetto ventosa si produce quando il corpo, i capelli o un indumento bloccano completamente o parzialmente una presa di aspirazione. La pompa continua a richiamare acqua e crea una differenza di pressione che può impedire di liberarsi autonomamente.

Le protezioni utilizzate nel settore comprendono griglie anti-intrappolamento certificate, sistemi di rilascio del vuoto e dispositivi di arresto della pompa. La norma UNI EN 13451-3:2025 definisce requisiti di sicurezza per questi componenti. Il nuovo intervento legislativo rafforza un principio già esistente, collegando la mancata sicurezza a una conseguenza immediata: la chiusura dell’impianto.

Il fondo da 4,7 milioni sarà sufficiente?

Il fondo offre una prima copertura, ma la sua adeguatezza dipenderà dal numero degli impianti interessati e dal costo degli interventi. La dotazione è riservata alle piscine pubbliche e ammonta a 4.725.000 euro per il 2026. Restano da definire modalità di accesso, ripartizione e priorità.

Nel confronto parlamentare sono emerse critiche sulla genericità della disposizione, in particolare sull’individuazione dell’autorità competente per i controlli. È un punto cruciale: una regola efficace richiede procedure chiare, tecnici qualificati e controlli omogenei. Inoltre, l’iter dovrà completarsi con la conversione parlamentare del decreto.

Sicurezza piscine: che cosa dovrebbero fare i gestori?

La prima azione utile è una verifica tecnica completa delle prese di aspirazione. Occorre controllare integrità e fissaggio delle griglie, portata delle pompe, configurazione dei bocchettoni e presenza di sistemi anti-intrappolamento. La manutenzione deve essere documentata e tracciabile.

Anche gli utenti possono ridurre il rischio. I bambini devono essere sorvegliati costantemente, evitando che giochino vicino alle griglie o inseriscano arti nei bocchettoni. La cuffia può aiutare a limitare l’impigliamento dei capelli, ma non sostituisce la sicurezza dell’impianto né la vigilanza.

Perché il provvedimento può cambiare davvero la sicurezza?

La novità più incisiva è il passaggio da una prescrizione tecnica a un requisito collegato alla chiusura immediata dell’impianto non conforme. Questo può spingere gestori e proprietari a considerare bocchettoni e griglie come dispositivi di sicurezza fondamentali.

La norma sarà efficace se porterà a controlli regolari, adeguamenti concreti e maggiore consapevolezza. Una piscina sicura richiede progettazione corretta, manutenzione costante e sorveglianza attiva. Il voto della Camera segna un passo avanti importante; trasformarlo in sicurezza reale sarà la vera sfida.

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