Stop ai social sotto i 13 anni: l’Europa cambia rotta, ecco cosa prevede davvero il Kids Act

Stop ai social sotto i 13 anni: l’Europa cambia rotta, ecco cosa prevede davvero il Kids Act
Social vietati ai minori

L’Unione europea prepara una delle strette più incisive mai proposte sull’accesso dei minori ai social network. Il nuovo EU KIDS Act, adottato dalla Commissione europea il 17 settembre 2026 come proposta di regolamento, introduce un sistema graduale basato sull’età e punta a spostare una parte rilevante della responsabilità dalle famiglie alle piattaforme digitali. Il principio è semplice: sotto i 13 anni niente account social; tra 13 e 14 anni accesso possibile solo attraverso profili limitati e controllati da un genitore o tutore; dai 15 anni apertura di un account autonomo, ma all’interno di servizi progettati per essere più sicuri per gli adolescenti.

La misura non riguarda soltanto Instagram, TikTok o altri social network. Il perimetro indicato dalla Commissione comprende anche piattaforme video, videogiochi online, chatbot e companion basati sull’intelligenza artificiale, app store e sistemi operativi. Resterebbero invece escluse alcune categorie considerate essenziali per l’accesso all’informazione, come piattaforme educative, enciclopedie digitali e siti di informazione.

Dietro la proposta ci sono dati che fotografano un rapporto sempre più intenso tra adolescenti e schermi. Secondo i dati richiamati dalla Commissione europea, i ragazzi tra 13 e 18 anni trascorrono in media 4,5 ore al giorno davanti agli schermi nei giorni di scuola e 6,1 ore nei fine settimana. Solo circa la metà dei bambini europei tra 9 e 16 anni dichiara di sentirsi al sicuro online; il 38% riferisce difficoltà ad addormentarsi legate ai social e il 33% afferma di sentirsi spesso stressato o ansioso per il loro utilizzo.

Il Kids Act nasce quindi con un obiettivo più ampio del semplice divieto anagrafico: modificare il modo in cui i servizi digitali vengono progettati, limitando meccanismi che incentivano un uso compulsivo e introducendo controlli più rigorosi sull’età degli utenti. La proposta dovrà però essere esaminata da Parlamento europeo e Consiglio prima che il nuovo quadro normativo possa diventare definitivamente applicabile.

Cosa cambia per i minori di 13, 15 e 18 anni

Il nuovo schema europeo divide l’accesso alle piattaforme in tre fasce. Sotto i 13 anni non sarebbe consentito aprire un account social. I bambini potrebbero accedere soltanto a servizi video specificamente progettati per la loro età, attraverso l’account di un adulto e con limiti impostati dal genitore.

Tra 13 e 14 anni sarebbero ammessi “mini-account” creati e supervisionati dai tutori. Questi profili avrebbero funzioni ridotte, strumenti di controllo parentale sempre attivi e un limite giornaliero massimo di un’ora. Dai 15 anni, invece, sarebbe possibile creare un account personale senza consenso preventivo dei genitori, fermo restando l’obbligo per le piattaforme di offrire un ambiente “safe by design”, cioè sicuro fin dalla progettazione.

Stop a scroll infinito, notifiche notturne e meccanismi che creano dipendenza

Uno dei pilastri del Kids Act riguarda il design delle piattaforme. Per gli utenti minorenni la proposta vieta o limita diverse funzioni costruite per aumentare il tempo trascorso online.

Tra gli esempi citati dalla Commissione figurano lo scorrimento infinito senza vere pause, l’autoplay continuo e alcune notifiche push pensate per richiamare l’utente. Sotto osservazione anche i sistemi di ricompensa che spingono a tornare ogni giorno, comprese le cosiddette “streak”, cioè le serie consecutive che premiano la presenza quotidiana.

Anche i sistemi di raccomandazione dovrebbero cambiare. I feed destinati ai minori dovrebbero privilegiare sicurezza e qualità rispetto al puro coinvolgimento, riducendo la possibilità che l’algoritmo trascini l’utente in sequenze di contenuti sempre più estremi o ripetitivi. I profili dei ragazzi dovrebbero inoltre essere privati per impostazione predefinita, con maggiori limiti ai contatti da parte di sconosciuti.

Come funzionerebbe la verifica dell’età

La verifica dell’età è uno dei punti centrali della proposta. Una semplice data di nascita dichiarata dall’utente non sarebbe più sufficiente. Le piattaforme dovrebbero utilizzare strumenti certificati capaci di confermare se una persona supera o meno una determinata soglia anagrafica.

La Commissione prevede anche una soluzione europea per la verifica dell’età progettata per comunicare alla piattaforma soltanto l’informazione necessaria, senza rivelare direttamente l’identità dell’utente. L’obiettivo è conciliare due esigenze: proteggere i minori e tutelare la privacy, evitando che i controlli si trasformino in una raccolta generalizzata di dati personali.

Per gli account già esistenti, una volta applicate le nuove regole, le piattaforme avrebbero sei mesi per controllare l’età e intervenire sui profili degli under 15 che non rispettano i requisiti previsti.

Più responsabilità per piattaforme, videogiochi e chatbot AI

Il Kids Act interviene anche sul rapporto tra minori e intelligenza artificiale. I chatbot e i cosiddetti AI companion accessibili ai ragazzi non dovrebbero utilizzare funzioni capaci di simulare relazioni personali in modi che possano favorire una dipendenza emotiva. Per gli under 13 il loro utilizzo sarebbe sottoposto a strumenti di controllo parentale.

Cambiano anche gli obblighi per le piattaforme più grandi. I servizi con almeno 45 milioni di utenti attivi mensili nell’Unione europea dovrebbero presentare piani di conformità e dimostrare, attraverso verifiche indipendenti, che nuove funzioni e servizi rispettino i requisiti di sicurezza. La Commissione indica inoltre sanzioni che potrebbero raggiungere il 6% del fatturato annuo mondiale.

La direzione della proposta europea è quindi definita: una quota maggiore della responsabilità per la sicurezza digitale dei più giovani verrebbe trasferita alle piattaforme che progettano servizi, algoritmi e funzionalità. Il passaggio decisivo sarà ora l’iter legislativo europeo, che stabilirà quali misure resteranno nel testo definitivo e con quali tempi entreranno effettivamente in applicazione.