Allerta droni russi su Italia e Spagna: attacchi dal mare, cosa sappiamo e quali sono i rischi

Allerta droni russi su Italia e Spagna: attacchi dal mare, cosa sappiamo e quali sono i rischi
Droni

L’ipotesi di possibili attacchi con droni russi lanciati dal mare contro Paesi dell’Europa mediterranea ha acceso l’attenzione su Italia e Spagna. Le informazioni circolate il 24 settembre 2026 descrivono uno scenario nel quale velivoli senza pilota potrebbero essere trasportati su navi mercantili, nascosti in container e fatti decollare a centinaia di chilometri dalle coste. È però essenziale distinguere tra uno scenario di rischio e un allarme operativo confermato: il ministro della Difesa Guido Crosetto ha dichiarato che, allo stato attuale, l’ipotesi non trova conferme da parte delle autorità italiane e che non risultano alert giunti attraverso i canali operativi, diplomatici, militari o di intelligence.

Il punto, quindi, non è affermare che un attacco sia imminente, ma capire perché una simile possibilità venga presa sul serio. I droni hanno cambiato profondamente il modo in cui vengono condotte le operazioni militari e le azioni di disturbo. Sono relativamente economici, possono volare a bassa quota, essere lanciati da piattaforme mobili e colpire obiettivi sensibili senza richiedere l’impiego di velivoli con equipaggio. Il rischio riguarda soprattutto porti, aeroporti, depositi, infrastrutture energetiche e sistemi logistici, cioè strutture che possono subire conseguenze importanti anche in presenza di danni materiali limitati.

L’Unione europea ha già inserito la minaccia dei droni tra i rischi da affrontare con strumenti comuni. Nel febbraio 2026 la Commissione europea ha presentato un piano dedicato alla sicurezza anti-drone, con misure per migliorare rilevamento, risposta, protezione delle infrastrutture critiche e cooperazione tra Stati. Una successiva guida pubblicata a luglio ha incluso esplicitamente gli attacchi con droni e le minacce ibride tra gli scenari da considerare nella resilienza delle infrastrutture essenziali.

Perché Italia e Spagna possono essere considerate esposte?

Italia e Spagna hanno estese coste mediterranee, grandi porti commerciali, basi militari, aeroporti internazionali e infrastrutture energetiche strategiche. In uno scenario di lancio dal mare, la distanza diventa un elemento decisivo: un sistema con alcune centinaia di chilometri di autonomia potrebbe raggiungere obiettivi costieri senza dover attraversare per lungo tempo lo spazio aereo europeo.

Il modello indicato nelle ricostruzioni circolate è il Gerbera, un drone lungo circa due metri, con apertura alare di circa 2,5 metri, peso fino a 18 chilogrammi, velocità nell’ordine dei 160 km/h e autonomia dichiarata fino a 600 chilometri. Il carico esplosivo indicato è di circa 4-5 chilogrammi. Numeri che non descrivono un’arma pensata per distruggere grandi strutture, ma un mezzo capace di provocare incendi, danneggiare attrezzature o costringere alla sospensione temporanea delle attività in un porto o in un aeroporto.

Perché il lancio da una nave cambia lo scenario?

Il lancio da una piattaforma navale riduce la distanza tra il drone e l’obiettivo e rende più complesso individuare in anticipo il punto di partenza. Una nave commerciale può muoversi lungo rotte ordinarie e avvicinarsi alle coste senza apparire, di per sé, anomala.

Questo non significa che un attacco di questo tipo sia semplice o invisibile. Le aree marittime europee sono sottoposte a sorveglianza e il traffico navale viene monitorato attraverso diversi sistemi. La minaccia, però, è considerata abbastanza concreta da aver spinto l’Agenzia europea per la sicurezza marittima (EMSA) a pubblicare nell’agosto 2026 una valutazione specifica sui rischi derivanti dall’uso ostile di sistemi aerei senza pilota contro navi e infrastrutture del settore marittimo.

Quali obiettivi sarebbero più vulnerabili?

Gli obiettivi più sensibili sarebbero quelli in cui anche un danno circoscritto può generare effetti a catena: terminal portuali, piste aeroportuali, impianti energetici, reti di comunicazione, depositi di carburante e nodi logistici.

In questi casi il problema non è soltanto la potenza dell’esplosivo. Un piccolo velivolo può costringere un aeroporto a interrompere decolli e atterraggi, obbligare un porto a sospendere le operazioni o richiedere controlli prolungati su un’area strategica. È la logica delle minacce ibride, cioè azioni capaci di creare pressione, costi e incertezza senza necessariamente ricorrere a un attacco militare convenzionale su larga scala.

L’Unione europea include infatti incursioni di droni, attacchi informatici, sabotaggi e danneggiamento delle infrastrutture sottomarine tra le tipologie di minaccia ibrida osservate sul continente. La Commissione europea ha inoltre inserito la protezione delle infrastrutture critiche tra le priorità del piano anti-drone, prevedendo anche una dotazione da 250 milioni di euro per iniziative dedicate alle capacità di contrasto e alla sorveglianza delle frontiere terrestri e marittime.

C’è un pericolo immediato per l’Italia?

Al momento non esistono elementi pubblici che permettano di parlare di un attacco imminente contro l’Italia. La posizione espressa dal ministro della Difesa è stata chiara: l’allarme circolato non risulta confermato. Questo dato è fondamentale per evitare di trasformare uno scenario di sicurezza in una previsione certa.

La questione resta però rilevante perché l’Europa sta investendo sempre più nella difesa contro droni, incursioni aeree e minacce ibride. Il rischio principale non riguarda soltanto un eventuale attacco distruttivo, ma anche azioni limitate capaci di creare interruzioni, allarme pubblico e pressione sulle infrastrutture.

Per cittadini e viaggiatori, quindi, non risultano indicazioni che richiedano cambiamenti nelle normali attività. Per governi, autorità portuali, aeroporti e operatori di servizi essenziali, invece, il tema riguarda soprattutto prevenzione, sorveglianza e capacità di risposta rapida. Ed è proprio su questi tre fronti che l’Europa sta concentrando una parte crescente della propria strategia di sicurezza.